Signor Freddy Padilla de León
Ho ascoltato attentamente il suo discorso alla radio del 21 gennaio 2010, che mi é parso ispirato piú da fini propagandistici e di guerra psicologica che da un sincero spirito di riconciliazione e grandezza, col quale mi ha invitato a consegnarmi e ad arrendermi.
Lei non é pioniere in questo genere di “inviti”. Il nostro insigne Comandante Manuel Marulanda Vélez era solito raccontarci come, agli inizi di questa lotta per la liberazione del nostro popolo, anche il generale Álvaro Valencia Tovar avesse l’abitudine di dirigere messaggi dello stesso tenore al Comandante Ciro Trujillo, offrendo persino denaro per comprarlo mentre concentrava le truppe, stringeva l’accerchiamento ed affinava i meccanismi per dare corso all’aggressione contro la popolazione civile delle regioni di Marquetalia e Riochiquito, nel quadro del Plan Laso e di una situazione politica in cui le Forze Armate iniziavano la loro carriera di strumento classista di repressione al servizio dei latifondisti per sottrarre la terra ai contadini.
Come ci conosce poco, signor Padilla de León. In tutta sinceritá, senza odio né risentimenti e con il rispetto che ogni rivoluzionario professa per i suoi avversari, le rispondo No, tante grazie, generale.
Nelle FARC non abbiamo vocazione di traditori, ma di patrioti e rivoluzionari.
Abbiamo lottato, e continueremo a farlo, con coraggio, dedizione e sacrificio per abbattere questo regime putrefatto delle oligarchie e per costruire un altro ordine sociale, o per raggiungere accordi che aiutino a costruire una patria in cui ci sia posto per tutti.
Mai abbiamo proclamato il principio della guerra per la guerra né assunto questa lotta come un qualcosa di personale, giacché il nostro obbiettivo é quello di arrivare a cambiamenti profondi nella struttura sociale della Colombia che prendano in considerazione gli interessi delle maggioranze nazionali e dei settori popolari, e che conducano allo smantellamento del criminale, oligarchico, corrotto, escludente ed ingiusto regime politico attuale, come manifesta la nostra Piattaforma Bolivariana per la Nuova Colombia.
Con l’onestá che riflette il nostro impegno verso il cambiamento sociale e con la lealtá che dobbiamo al nostro popolo, le assicuriamo che, dopo oltre 40 anni di lotta, non desisteremo né accetteremo una falsa pace. Non tradiremo i sogni di giustizia della Colombia che reclama la pace con giustizia sociale, la memoria delle migliaia di morti e le vittime delle innumerevoli tragedie causate da questa cruenta guerra, dichiarata dall’oligarchia al popolo piú di 50 anni fa.
La Colombia ha bisogno di trovare i cammini che portino a mettere fine a questa guerra tra fratelli, i sentieri di riconciliazione che ci conducano ad accordi di pace. Ma il cammino piú sicuro per raggiungere la ricostruzione della patria e la riconciliazione dei colombiani non passerá per una pace falsa, con cui una minoranza oligarchica continui ad accaparrare tutte le ricchezze mentre le grandi maggioranze nazionali non cessano di essere schiacciate dal peso della povertá, del terrore militarista, della miseria e del degrado morale di una classe dirigente corrotta fino al midollo.
Una pace intesa come resa o consegna alla controparte é una fantasia dell’oligarchia, e sarebbe soltanto un crimine di tradimento al popolo ed ai suoi storici aneliti di pace, ossia di giustizia sociale per tutti.
Accordi di pace sí, ma il punto cardinale é: con o senza trasformazioni strutturali sul piano politico e sociale?
Piú democrazia o piú autoritarismo, repressione e genuflessione di fronte all’impero?
La invitiamo a riflettere su queste serene parole, attuali e piene di sensatezza, contenute nel messaggio diretto ai membri delle Forze Armate dal Comandante Manuel Marulanda Vélez: “Il futuro della Colombia non puó essere la guerra infinita e la spoliazione delle ricchezze della patria, né puó continuare la vergognosa svendita della nostra sovranitá alla voracitá delle politiche imperiali del governo degli Stati Uniti; noi siamo in debito di sederci a conversare seriamente per dirimere le nostre differenze mediante l’interscambio civilizzato di opinioni, protesi verso la soluzione definitiva delle cause politiche, economiche e sociali causanti il conflitto interno, per il bene delle future generazioni dei compatrioti”.
Oggi vogliamo condividere questo ragionamento con lei ed anche, come sempre, con i sergenti, i caporali, i capitani, i colonnelli e tutti gli uomini di esperienza che si espongono nei combattimenti ma ai quali é proibita la promozione ai gradi di ufficiali per via della loro origine sociale, il colore della loro pelle o la loro razza.
Le ricordo, generale, che la permanenza nelle forze militari a difesa di interessi stranieri o oligarchici, che coinvolge alcuni di voi, seppur prolungata nel tempo é effimera; che presto lei sará chiamato a congedarsi e che sicuramente il popolo o la giustizia internazionale le chiederá di rendere conto della sua responsabilitá, come comandante delle Forze Armate, nei crimini di lesa umanitá contro il nostro popolo chiamati ipocritamente “falsi positivi”, o del suo ruolo in passato come capo della nefasta Brigata XX di “intelligence e contro-spionaggio” (BINCI), di sgradita memoria per i colombiani, cosí come delle fioritura ed espansione del paramilitarismo dopo il suo passaggio per il comando della II Divisione dell’esercito, al fianco dell’attualmente incarcerato generale Iván Ramírez.
Abbiamo lanciato ripetuti inviti, a tutti i patrioti e democratici della Colombia, a confrontarci su questi temi al fine d’impedire l’instaurazione perpetua di una dittatura o di un governo totalitario e dispotico nella nostra patria.
Oggi le FARC vogliono invitare tutti i militari e membri della forza pubblica a riprendere il cammino della difesa della sovranitá della patria, a lavorare per la formazione di un esercito bolivariano patriottico che non punti le armi contro i suoi concittadini, che sia integrato alle lotte popolari e che si spenda a favore del raggiungimento della pace, cosí come dell’interscambio umanitario e della continuazione dell’opera che non portó a termine il Libertador Simón Bolívar, affinché la Colombia non subisca mai piú l’onta di vedere i soldati che lei comanda sottomessi e privati delle loro armi per essere controllati dai rappresentanti dell’esercito della potenza straniera che ci sottomette, come in passato avvenne in occasione della visita del presidente Bush.
Compatriota Jorge Suárez Briceño
Membro del Segretariato dello Stato Maggiore centrale delle FARC-EP
Montagne della Colombia, gennaio 2010







