Nel gergo militare e poliziesco della Colombia, un “positivo” significa cattura o eliminazione di persone considerate nemiche dello Stato. Tali bollettini “positivi” sono sempre stati premiati con promozioni, ricompense in denaro e licenze. E’ stata questa abominevole procedura dello Stato, legata alla Dottrina della Sicurezza Nazionale, a detonare in Colombia i “falsi positivi”, vale a dire crimini dei lesa umanitá.
Da sempre, come giá in passato in Vietnam o in El Salvador, in Colombia vengono assassinati civili per presentarli come guerriglieri.
Nel corso dell’amministrazione del presidente narco-paramilitare Alvaro Uribe Vélez, i suddetti “falsi positivi” hanno raggiunto l’apice della perfidia umana mediante il pagamento di milionarie e straripanti somme di denaro, promozioni nella gerarchia e franchigie ai membri delle forze armate ufficiali, in cambio di persone morte o catturate, materiale sequestrato o informazioni.
Nel quadro della sua politica di sicurezza democratica filo-imprenditoriale, Uribe ha autorizzato il Ministero della Difesa ad applicare la Direttiva Ministeriale Permanente N. 29, del novembre 2005, che “stabilisce criteri per il pagamento di ricompense per la cattura e l’eliminazione in combattimento di capi delle organizzazioni armate fuorilegge, e per il rinvenimento di materiale da guerra, equipaggiamenti, comunicazioni ed informazioni che servano come base per la continuazione di interventi d’intelligence e la posteriore pianificazione di operazioni”.
La suddetta Direttiva, firmata dall’allora ministro della Difesa Camilo Ospina Bernal, stabilisce i seguenti importi da corrispondere come ricompense:
- 5 miliardi di pesos (2,5 milioni di dollari) per i massimi comandanti.
- 1,719 miliardi di pesos (859.550 dollari) per i capi delle maggiori strutture di rilevanza nazionale.
- 191 milioni di pesos (95.500 dollari) per i capi delle strutture rurali ed urbane a livello regionale.
- 68,760 milioni di pesos (34.380 dollari) per i capi delle strutture rurali ed urbane a livello locale.
- 3,815 milioni di pesos (1900 dollari) per i capi e membri di guerriglie, squadre o responsabili di azioni a livello locale.
Questi elenchi di ricompense sono stati diramati a tutte le unitá militari, unitamente alla lista delle persone contemplate dai livelli I e II.
Hanno tolto valore alla vita ed hanno messo un prezzo alla morte, e misurato in litri di sangue il successo della loro criminale politica di sicurezza. Conseguentemente a questa direttiva, i tele e radiogiornali, cosí come i titoli della stampa, si sono riempiti di morti, quasi tutti presentati dai militari come “responsabili delle finanze” della guerriglia, “mani destre” di questo o quel comandante, o semplicemente “terroristi” abbattuti in combattimento.
Le Brigate Militari hanno premuto i loro grilletti per ergersi con le ricompense in denaro, le promozioni nell’organigramma e le vacanze pagate offerte dal governo.
Quanto successo nell’area del municipio di Soacha é emblematico: decine di giovani disoccupati sono stati attirati per strada, con offerte di lavoro, da emissari dell’esercito, ed in meno di ventiquattr’ore sono apparsi, all’estremo opposto del territorio nazionale, sui titoli dei quotidiani come “guerriglieri uccisi in combattimento”. Gli hanno addobbati con uniformi ed armi per render credibile la notizia. Ma la cosa strana é che, mentre le loro divise erano intatte, i corpi delle vittime sembravano un colabrodo per via delle pallottole.
Questa luttuosa storia si é ripetuta impunemente negli ultimi anni, bagnando con sangue innocente il suolo della patria.
Nelle loro udienze di fronte al Tribunale Generale, i capi paramilitari hanno confessato di aver consegnato migliaia di persone da loro assassinate all’esercito, affinché questo riscuotesse le ricompense e mostrasse efficacia nella lotta anti-sovversiva. Cosí hanno tessuto, di fronte all’opinione pubblica, la favola della sconfitta e della fine della fine della guerriglia.
Quando é scoppiato lo scandalo ed ormai era impossibile occultare la barbarie, é venuto fuori Uribe, cervello ed autore intellettuale della criminale Direttiva, a strapparsi i capelli, e con lui i suoi ministri della Difesa Camilo Ospina Bernal e Juan Manuel Santos (attualmente candidato alla Presidenza della Repubblica), i generali Padilla de León e Mario Montoya, comandanti delle forze militari e dell’esercito rispettivamente, nonché il direttore della polizia nazionale, il generale Oscar Naranjo.
Hanno tentato di far credere che si trattasse di fatti isolati che non compromettevano le istituzioni, al fine di eludere cosí la loro responsabilitá penale. Tuttavia, la Direttiva 29 del Ministero della Difesa é una smentita irrefutabile agli assassini ed una denuncia al mondo del fatto che i “falsi positivi” sono il risultato diretto di una politica ufficiale e del terrorismo di Stato.
Nessuno degli imputati sta dietro le sbarre. I militari di rango minore che erano processati dalla magistratura sono stati tutti liberati. I generali coinvolti sono stati semplicemente destituiti, mentre la loro responsabilitá penale inizia a sprofondare nell’oblio.
Dove sono gli autori intellettuali di questi crimini di lesa umanitá?
I pagamenti sono stati effettuati con risorse della nazione o provenienti dalla cooperazione economica nazionale ed internazionale, come dimostra la citata Direttiva.
Lo stesso documento ufficiale riconosce testualmente che “é stato creato un comitato tecnico di monitoraggio della Direttiva formato da un delegato della Divisione Amministrativa, da un analista del J-2 del Comando Generale delle forze militari, dal capo della divisione amministrativa della Direzione d’Intelligence dell’Esercito Nazionale, dal capo nazionale della JINA dell’Armata Nazionale, dal capo amministrativo della JIN della Forza Aerea Colombiana, da due funzionari della Polizia Nazionale (DIPOL-DIJIN), da un analista del DAS e da uno della Magistratura.
Chi sono questi signori? Perché non sono sotto processo? Tutti devono andare davanti ad un tribunale accompagnati dal loro capo, il presidente Uribe.
Nel municipio di La Macarena, in un terreno confinante con la base militare del luogo, é stata recentemente scoperta una gran fossa comune con oltre 2000 cadaveri. Negli ultimi anni, in una tanto ininterrotta quanto rumorosa processione di morte, gli elicotteri dell’esercito vi hanno scaricato gli assassinati. Quei morti sono il bollettino vittorioso della politica di sicurezza di Uribe e dei suoi “falsi positivi”.
Durante il governo di Uribe Vélez, le Forze Armate ufficiali sono state trasformate in una fredda macchina ammazza-innocenti. Questi crimini di guerra e di lesa umanitá hanno come responsabili gli alti funzionari dello Stato colombiano. Non ci sono prove che dimostrino il contrario, si tratta di un fatto risaputo.
Durante il primo quadriennio di Uribe tali crimini sono stati complementati, mediante retate di massa, con l’incarcerazione di oltre 150.000 persone con la falsa accusa di appoggiare l’insorgenza. Le scartoffie giuridiche e le montature dei servizi segreti militari hanno operato simultaneamente come falsi positivi giudiziari.
Il dramma umanitario della Colombia e la degenerazione della guerra quale politica di Stato, sono il grido di un popolo vittima che reclama la solidarietá delle nazioni del mondo.
Montagne della Colombia, 27 aprile 2010.






